
La piazza del 19 Luglio a Genova è stata una piazza importante, il cui esito non era scontato, partecipata da migliaia di persone, soprattutto giovani compagne e compagni.
Lo “Spezzone giovani“, che si è dato appuntamento davanti alla scuola Diaz per poi raggiungere piazza Carlo Giuliani ne è stato il cuore pulsante a partire dal rifiuto della guerra e dell’arruolamento ad essa.
La piazza ha ribadito quella che è realtà che abbiamo davanti e con cui dobbiamo scontrarci. Prima la chiusura simbolica di una sede neofascista, poi l’azione pirotecnica alla sede degli industriali: due facce della stessa medaglia che concorrono nello sfruttamento, nella guerra e nella repressione.
In mezzo ci siamo noi che, scendendo per via Tolemaide, abbiamo lasciato sulle mura della ferrovia l’immensa scritta “Carlo Vive”.
Durante il corteo abbiamo dovuto, con rabbia, dare anche la notizia dell’ennesimo omicidio delle forze di polizia, stavolta a Bologna ai danni di un facchino immobilizzato, ammanettato mani e piedi, e soffocato da due agenti. Una scena identica a quella che avevamo già visto a Firenze con Magherini e che riporta la mente a Aldrovandi, Cucchi, Uva e tutti gli altri: fatti che restituiscono lo scarto tra l’idea di “sicurezza” promossa dalle istituzioni e quella rivendicata dalle classi popolari. Con ancora più forza il corteo allora ha intonato il coro “siamo tutti Carlo Giuliani”.
In piazza De Ferrari, a conclusione della giornata, ci siamo allora presi il tempo per parlare ancora di noi, perché laddove il capitale stipula i propri accordi sulla deportazione, gli affari di guerra e il tintinnio delle manette, il nostro patto non può che fondarsi sulla resistenza e la solidarietà. Per questo era importante registrare l’errore che ha segnato la fase immediatamente successiva il G8 del 2001 e assumerlo come tale, per farsi gli anticorpi necessari per non tornare a commetterlo. Stiamo parlando del meccanismo divisivo innescato dalla narrazione “sugli infiltrati” e la divisione tra “buoni e cattivi”: la solidarietà travalica la complicità o l’affinità con una determinata pratica, ma deve estendersi senza distinguo a tutti coloro che, anche con pratiche diametralmente opposte, aspirano a cambiare questo mondo.
La giornata del 19 Luglio ci lascia in dote tutto o niente. Dipende solo da come noi gli daremo testa, pancia e gambe. Non sta nel nostro interesse capitalizzare una giornata, per quanto riuscita, per costruire un’area politica o un nuovo perimetro. La sfida è più ambiziosa: rimettere al centro il dibattito e la pratica sui temi che abbiamo iniziato a sviluppare con il convegno e l’assemblea del 4 Luglio, immaginare e dotarci degli strumenti necessari a stimolare un piano di massa a partire dalla comunicazione indipendente, organizzare un processo di ricomposizione. Proprio per questo nelle prossime settimane daremo maggiori dettagli sull’organizzazione di un dibattito nazionale che si alterni tra tavoli tematici e assemblea plenaria.
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO!


