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No alla guerra! Sì alla solidarietà!

    Perché questa mobilitazione parla direttamente a noi, alla classe popolare e ai giovani che secondo i piani dei guerrafondai dovrebbero prepararsi per andare in guerra.

    Solidarietà

      Parliamo di due fatti che possono sembrare distanti per via delle aree politiche di riferimento, ma che dobbiamo considerare vicini, perché si parla sempre di emergenzialità, repressione, restringimento degli spazi di agibilità politica e solidarietà.

      Sconti per 20 giorni, aumenti per 5 anni

        Durante l’ultima campagna elettorale avevano promesso che avrebbero eliminato le accise e tagliato l’IVA sui carburanti.
        Sono stati tre anni al governo senza muovere un dito.
        C’è voluta la chiusura dello stretto di Hormuz perché tornassero sul tema.

        No all’utilizzo delle basi in Italia per la guerra contro l’Iran

          “Donna Vita Libertà” abbiamo sentito gridare nelle piazze che hanno caldeggiato i bombardamenti sull’Iran.
          Questi sono arrivati la mattina del 28 Febbraio. Uno dei primi obiettivi colpiti, subito dopo l’assassinio di Ali Khamenei, è stata una scuola femminile con oltre 150 vittime tra le giovani studentesse: eccola “la liberazione delle donne iraniane”.

          “Inaccettabile”

            La parola che si è rincorsa in ogni dove dopo il corteo di sabato a Torino.
            Un video di 30 secondi. Non c’è niente prima, non c’è niente dopo. Poi un singolo fotogramma in prima pagina su ogni giornale.
            “Inaccettabile”.
            Allora ci dicano i professionisti dell’ordine cosa sarebbe “accettabile”.

            Contro guerra e repressione, solidarietà a chi lotta e resiste!

              Negli USA l’ICE porta in strada le tattiche di guerra apprese nell’addestramento con le forze israeliane.
              Nel Regno Unito lo stato è disposto a lasciar morire i prigionieri di Palestine Action in sciopero della fame.
              In Italia piovono denunce, multe e arresti contro i compagni e le compagne protagonisti delle mobilitazioni e degli scioperi d’autunno con il governo concentrato su un’attenta campagna diffamatoria e la stesura di un nuovo Ddl Sicurezza.