Askatasuna e solidarietà!
Alle prime ore di questa mattina a Torino è scattata un’operazione di polizia con perquisizioni in casa di alcuni compagni ma soprattutto ad Askatasuna, che è stato sgomberato.
Alle prime ore di questa mattina a Torino è scattata un’operazione di polizia con perquisizioni in casa di alcuni compagni ma soprattutto ad Askatasuna, che è stato sgomberato.
Mentre scriviamo si riunisce la Commissione Pace in Palazzo Vecchio per affrontare il tema relativo alla cittadinanza a Francesca Albanese e contestualmente è in corso una presenza solidale di cui riportiamo e condividiamo le posizioni.
Dal governo dei padroni solo chiacchere.
Il corteo degli operai ex-ILVA in sciopero arriva nei pressi della Prefettura.
Gli operai battono i caschetti contro le reti montate sulle camionette per sbarrargli la strada.
La polizia li investe con una pioggia di lacrimogeni.
Le reti vengono divelte.
Non è forma.
È sostanza.
Nella mattinata di oggi sono in programma le udienze di due processi che riguardano da vicino la Palestina e solidarietà internazionale.
A Roma si tiene il processo a Tarek, arrestato dopo gli scontri alla manifestazione del 5 Ottobre dello scorso anno a Roma.
Nel tribunale de L’Aquila invece è fissata una nuova udienza del processo ad Anan imputato con Alí e Mansour.
Esprimiamo la nostra solidarietà al Sudd Cobas e ai lavoratori in sciopero.
Ancora una volta un’aggressione contro chi rivendica ciò che, in un paese abituato a “esportare democrazia e libertà” in giro per il mondo, si pensa sia scontato: 8 ore di lavoro per 5 giorni a settimana con paghe e tutele come da contratto.
Partiamo dai ringraziamenti.
Alla Sempre Avanti.
Alla Federazione Pugilistica Italiana.
Ai medici e ai paramedici presenti.
Agli atleti che sono saliti sul ring e a tutte le palestre che hanno preso parte alla giornata.
A tutte e tutti coloro che hanno speso anche un solo minuto del proprio tempo per contribuire all’organizzazione.
Ieri a Napoli, la Rete per Palestina aveva lanciato un presidio contro la presenza, all’interno della mostra d’Oltremare in occasione della Pharma Expo, della farmaceutica israeliana “Teva” che è stara duramente contestata per la sua complicità nel genocidio.
All’occupazione del Meucci, nella notte, diversi ragazzi esterni all’istituto ed estranei all’occupazione, sono entrati nella scuola facendo danni ingenti. È risaputo anche il tentativo degli studenti del Meucci di fermare i danneggiamenti senza riuscirvi.
La Dirigente Scolastica, preso atto dell’accaduto e individuato i cosiddetti “responsabili” dell’occupazione, ha scritto una circolare in cui minaccia sanzioni disciplinari nei confronti di questi studenti. Ciò potrebbe portare ad abbassare il voto in condotta e quindi alla bocciatura.
Nell’esprimere il nostro sostegno segnaliamo quest’iniziativa di raccolta fondi per sostenere le spese legali dei compagni e delle compagne raggiunte dai fogli di via “per aver manifestato la propria solidarietà al popolo palestinese”.
Livorno è una città che compattamente si è mobilitata negli scioperi e nei blocchi dei giorni passati.
I portuali livornesi sono stati motore e riferimento di questa lotta che ha coinvolto lavoratori e studenti e con essi le realtà organizzate di tutta la città.
Tra queste l’Ex Caserma Occupata.
Israele è tornato a bombardare il Libano.
L’esercito israeliano ha fatto irruzione nella sede di Al Jazeera a Ramallah chiudendone le trasmissioni.
Gli USA sono tornati a minacciare di bombardare l’Iran.
Il governo non sa chi abbia autorizzato Netanyahu a sorvolare lo spazio aereo italiano.
In Cisgiordania coloni armati hanno cacciato i palestinesi intenti nella raccolta delle olive.
Il premio Nobel per la pace è stato assegnato a chi aveva chiesto l’intervento militare israeliano per rovesciare il governo del Venezuela.
I rappresentanti del governo che ieri erano a Firenze dovrebbero imparare anche questo dal popolo palestinese: la dignità!
Nonostante un genocidio di cui loro sono complici, i palestinesi mai hanno agito in senso vittimistico, ma hanno continuato a rivendicare la volontà di vivere nella propria terra a testa alta.