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In ogni caso nessun rimorso!


Per i nostri compagni e le nostre compagne cadute. Per chi ha pagato con il carcere senza arrendersi. Per chi ancora lotta e lotterà.

La storia della Resistenza Antifascista è la nostra storia. È la storia di chi scelse di disertare la chiamata alle armi del regime fascista per combattere l’occupante nazista e i collaborazionisti. Di chi lottò per costruire una società nuova libera dalla guerra, dallo sfruttamento, dalle disuguaglianze.
La Resistenza Antifascista liberò l’Italia dal nazifascismo ma non riuscì a chiudere i conti con la borghesia che aveva scatenato la guerra e rinnegò il fascismo solo per convenienza. Quella borghesia voleva continuare a vivere del proprio privilegio e sin da subito lavorò per restaurare i presupposti del fascismo nel nuovo corso repubblicano e costituzionale.
È nostra anche la storia di chi li vide riposizionarsi nei centri di comando – nelle prefetture, nelle questure, nei tribunali, nelle grandi fabbriche – e capì che la Resistenza non era affatto finita con il 25 Aprile.
Una scelta che subì il tradimento di chi, in nome della pacificazione nazionale, concesse l’amnistia ai fascisti e voltò le spalle ai compagni, costringendoli al carcere o all’esilio.

Quel tradimento rimase sottotraccia ma non fu mai dimenticato.
Tornò a bussare alle porte della storia con le giornate di Genova del ’60. Un momento in cui avvenne il passaggio del testimone: dalla Resistenza tradita a una nuova generazione operaia e proletaria. Segnali che anticiparono uno scontro di classe che, dalla fine degli anni ’60 agli anni ’80, segnò profondamente l’Italia.
Sono nostre tutte le conquiste di quel periodo. Ma è nostra anche la sconfitta di quella prospettiva rivoluzionaria. Una sconfitta che lo Stato raggiunse con le leggi speciali, il carcere, la tortura, la strategia della tensione: la rete di complicità che dalle basi NATO attraversava i servizi segreti e arrivava ad armare i neofascisti. E ancora una volta, quella sconfitta, non sarebbe stata possibile senza la collaborazione della sinistra parlamentare.

Poi, dopo la caduta del Muro di Berlino, ci hanno raccontato che la storia era finita. Che il mondo si avviava verso un’epoca di pace e prosperità. Non fu così. Lo dimostrarono subito con la prima guerra del Golfo e con le bombe su Belgrado.
Una nuova generazione si prese la scena, rinnovando la lotta contro i simboli e gli organismi del capitale sovranazionale. Furono gli anni dei controvertici internazionali, da Seattle fino al G8 del 2001.
Anche questa è storia nostra.
Ciò che accadde per le strade di Genova: le cariche, i pestaggi indiscriminati, le torture di Bolzaneto, la mattanza della Diaz, l’omicidio di Carlo Giuliani. Ma anche la resistenza in piazza, l’assalto ai simboli del potere, al carcere di Marassi, le barricate che arginarono e rallentarono l’azione della polizia.
E ancora una volta, la repressione non avrebbe colpito al cuore quel movimento senza il cedimento di chi volle capitalizzarlo dall’interno.
Chi si dissociò. Chi divise i manifestanti in “buoni” e “cattivi”. Chi prese le distanze da quelli che l’informazione chiamava “delinquenti, teppisti e facinorosi”.

La nostra storia ha molto da raccontare.
A patto però di non lasciarla riscrivere ai suoi detrattori. Perché è questo che fanno ogni volta: con una mano la criminalizzano per meglio colpirla e delegittimarla, con l’altra la restituiscono edulcorata e addomesticata per svuotarla della sua forza materiale di cambiamento.
Se questa è la nostra storia, allora sono nostri anche gli eventuali errori che possono averla segnata. Spetta però solo a noi affrontarli e correggerli, nella nostra piena autonomia. Non certo al ceto politico e agli agenti di questo sistema, capaci di farci la morale e di sbatterci in carcere per una vetrina rotta, mentre deportano, armano il genocidio e soffiano sul fuoco di una guerra mondiale.
Con questo spirito vogliamo tornare per le strade di Genova nel 25º anniversario del G8 del luglio 2001: tenendo teso il filo rosso che dalla Resistenza Antifascista arriva fino a noi, rivendicando tutto ciò che questa storia rappresenta per gli oppressi e gli sfruttati.

IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO!

Genova Antifascista e Firenze Antifascista

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