
Chi ha pagato per il G8 di Genova, per aver ucciso Carlo Giuliani, per il massacro della Diaz, per le torture a Bolzaneto, per aver ucciso Ramy, Uva, Cucchi, Moussa Diarra, Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini e tutti gli altri?
Meno di un mese fa è successo di nuovo.
Lo scorso 26 Gennaio a Rogoredo, alla presenza di 5 agenti della Polizia di Stato uno di loro spara e uccide Abdherraim Mansouri.
Sin da subito le testimonianze degli stessi poliziotti avvalorano la tesi della “legittima difesa”.
Le indagini però, a poche settimane di distanza, ribaltano completamente la realtà.
Oggi sono indagati a vario titolo per omicidio volontario, depistaggio e omissione di soccorso.
Perizie e ricostruzione stanno svelando che proprio loro avrebbero piazzato di proposito “l’arma” – poi rivelatasi finta – affianco al corpo del ragazzo, dopo averlo ucciso.
Proprio quella pistola, che avrebbe avvalorato la tesi della legittima difesa, in realtà non è mai stata impugnata da Mansouri perché priva di impronte digitali.
Infine l’autopsia sul corpo: il ragazzo è stato colpito alle spalle tanto che il colpo di pistola ha trapassato il cranio da dietro.
Ulteriore prova del fatto che Mansouri al massimo stava scappando senza puntare alcuna pistola.
Che Abdherraim Mansouri fosse immigrato regolare o no, vivesse di espedienti o meno, che conducesse una vita diversa dai nostri stessi presupposti e principi, non è questo a spostare le valutazioni su vicende come questa.
È uno dei tanti che vive ai margini della società. Uno dei tanti che lo Stato considera sacrificabili, non esseri umani, ma strumenti utili alla propaganda, da vivo o da morto.
Da vivi sono il capro espiatorio su cui riversare odio e incolpare di tutti i disagi della società.
Mansouri invece da morto è diventato l’esempio perfetto per legittimare l’inserimento dello “scudo penale” nel nuovo decreto sicurezza.
“È giusto che un agente che nell’esercizio delle proprie funzioni uccide per legittima difesa venga indagato?”
Questo è il ritornello che abbiamo sentito per giorni: un cortocircuito logico e vediamo perché.
Ad oggi funziona così.
Il poliziotto che ha sparato è stato iscritto in automatico nel registro degli indagati.
L’indagine ha svelato quanto abbiamo già descritto. Alla fine dell’indagine un giudice deciderà se prosciogliere o andare a processo. Esattamente come accade per ogni altra persona, con la differenza che se non sei un agente o un colletto bianco è impossibile depistare le indagini.
Con l’introduzione dello “scudo penale” invece il poliziotto non sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. Sarebbe stato compito del Pubblico Ministero decidere se farlo e, non sulla base di un’indagine, ma dai verbali dello stesso agente.
Questo è un incentivo ad usare il potere della divisa nella totale impunità. Pensate a cosa voglia dire nella sostanza per ogni abuso di polizia certificato fino ad oggi dagli sforzi dei familiari e degli amici di chi è stato vittima di abusi di polizia. I Mansouri, i Magherini, i Cucchi del domani saranno morti, per colpa loro, perché se la sono cercata e non se parli più.
Credere nell’utilità dello scudo penale significa sostenere aprioristicamente la versione delle forze dell’ordine. Significa non aver ancora capito che queste non svolgono un compito di sicurezza per noi, ma per gli interessi dello Stato, il quale proprio attraverso di loro detiene il monopolio della violenza e la agisce.
Adesso combinate tutto questo con la possibilità di mettere il potere giudiziario sotto il controllo di quello esecutivo, aggiungetevi i fermi preventivi, i daspo nei cortei, le zone rosse, tutti i decreti sicurezza e avrete “una organizzazione statale in cui il potere esecutivo esercita un controllo esteso e discrezionale sulla società, con limitazione delle libertà individuali e collettive possibile attraverso il depotenziamento dei controlli giurisdizionali e della separazione dei poteri.”
Lo sapete cosa definisce questo virgolettato?
Lo Stato di Polizia!
QUESTA NON È LA NOSTRA SICUREZZA!
LOTTIAMO CONTRO IL “DECRETO SICUREZZA”!

