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“Inaccettabile”


La parola che si è rincorsa in ogni dove dopo il corteo di sabato a Torino.
Un video di 30 secondi. Non c’è niente prima, non c’è niente dopo. Poi un singolo fotogramma in prima pagina su ogni giornale.
“Inaccettabile”.
Allora ci dicano i professionisti dell’ordine cosa sarebbe “accettabile”.

Sono accettabili 3 morti al giorno sul lavoro per i quali non abbiamo mai visto pellegrinaggi istituzionali: eppure muoiono facendo “il proprio dovere” per portare il pane a casa.
È accettabile la schedatura dei bambini palestinesi nelle scuole o quella dei professori “di sinistra”.
Sono accettabili stupri e femminicidi.
È accettabile il sequestro del Presidente del Venezuela da parte dell’esercito USA.
Sono accettabili miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto mentre Niscemi frana.
Sono accettabili i morti in mare, i voli di stato per riportare a casa Almasri, i soldi alla Guardia Costiera libica.
È accettabile l’uso del gas CS – vietato addirittura in scenari di guerra perché “arma chimica” – su cortei e manifestazioni.
Sono accettabili gli scontri di piazza e addirittura le manifestazioni armate quando sono in Iran, in Ucraina o in Venezuela e servono a giustificare un colpo di stato o una nuova guerra.
È accettabile un genocidio perché Israele “è l’unica democrazia del Medioriente”.
Ormai pare diventato accettabile anche che un fascista di Casa Pound possa arrivare davanti al Parlamento e dire che “l’Antifascismo è mafia”.
Allora è accettabile pure l’ICE, costituita per rimpatriare “i clandestini”, ma il passo da lì a sparare su ogni “sospetto” è brevissimo.

L’ICE però adesso non solo è accettabile.
È “auspicabile” perché su quei 30 secondi di video si concentra tutta la propaganda per giustificare e approvare con maggiore velocità il nuovo decreto sicurezza che era già in programma: 12 ore, anzi 48, di fermo preventivo, scudo penale per gli agenti che devono avere mano libera per spaccare le teste o lasciare a terra qualche altro Federico Aldrovandi o Riccardo Magherini senza incorrere in qualche fastidiosa indagine, “remigrazione”, militari in strada.
Il processo è già in atto. Quello generale e quello agli arrestati.
È la presidenza del Consiglio a suggerire il capo d’imputazione e cogliere l’occasione per ricordare che si deve votare SI al referendum. Perché la conseguenza logica c’è: “il potere giudiziario deve dipendere dall’esecutivo”.
Perché ormai si risolve tutto così.
Uno stupro in strada? Zona rossa.
Un accoltellamento a scuola? Metal detector.
Scontri in autostrada? Trasferte vietate e riconoscimento facciale negli stadi.
Scontri in piazza? Più galera, più polizia, esercito in strada.
E quante ne abbiamo viste e ne stiamo vedendo tra arresti, denunce e processi dalle manifestazioni in solidarietà con la Palestina al corteo di Torino.
Con quei 30 secondi si cancella tutto: guerra, salari da fame, carovita, decine di migliaia di persone in piazza, le teste spaccate, la pioggia di lacrimogeni, le vie di fuga tagliate e le manganellate in 10 su 1.
Come polvere sotto al tappeto.

E ora “il problema”, per osmosi, si rincorre di città in città e già Lega e Fratelli d’Italia, quelli che “onore ai franchi tiratori e alla X MAS”, strumentalizzano per puntare il dito sul CPA.
Tutto come da copione.
Tutto questo però deve essere un problema solo per Askatasuna? O per noi? O solo per attivisti e militanti già impegnati?
Forse no. Pensateci bene…

Lo sappiamo che sarebbe più comodo tacere o accodarsi. È più facile dire “sissignore signor si” senza sviluppare alcun ragionamento critico.
Apparentemente è a costo zero.
Però, mentre loro trasformano ogni vertenza, ogni sciopero, ogni corteo, ogni periferia, in un campo di battaglia e ci vogliono mettere in fila nel “partito dell’ordine”, in realtà ci stanno arruolando alla guerra.
Se stai in fila va bene, altrimenti sei un problema da eliminare.
E la guerra non è a costo zero.
Costa soldi e più sacrifici economici.
Costa soldati e vite umane.
Provate a immaginare dove li prenderanno…
Pensateci bene, perché è proprio lì che ci stanno portando!