
Negli USA l’ICE porta in strada le tattiche di guerra apprese nell’addestramento con le forze israeliane.
Nel Regno Unito lo stato è disposto a lasciar morire i prigionieri di Palestine Action in sciopero della fame.
In Italia piovono denunce, multe e arresti contro i compagni e le compagne protagonisti delle mobilitazioni e degli scioperi d’autunno con il governo concentrato su un’attenta campagna diffamatoria e la stesura di un nuovo Ddl Sicurezza.
Questo accade perché la crisi dell’occidente è strutturale e la classe dominante può mantenere i suoi privilegi solo attraverso lo Stato di guerra, fuori e dentro i propri confini.
Infatti nel frattempo, lo stesso occidente, con le mani ancora sporche del sangue di un genocidio, si rimette l’abito da “civilizzatore” e prendendo a pretesto le destabilizzazioni che esso stesso ha creato tra sanzioni e guerra economica, aggredisce il Venezuela, l’Iran e minaccia tutti coloro che non si piegheranno alla sua dottrina.
È così, che in modo più meno omogeneo, si ricompattano tutte le forze di maggioranza e opposizione facendo a gara a chi è più chiaro sulla necessità di armare ancora l’Ucraina, a chi ha preso prima le distanze dal governo Maduro oppure a chi è più fermo nel condannare i palestinesi arrestati il 27 Dicembre.
Un macabro balletto, fatto a suon di opportunismo e populismo, che si sta consumando di pari passo con la riabilitazione dello Scià di Persia e del sionismo come fautori di pace e stabilità. Aspettiamo a momenti il colpo di coda di Casa Savoia per il ripristino dello Statuto Albertino!
Qualcuno ci sta portando alla guerra mondiale, altri ci stanno giocando senza nemmeno accorgersene perché confidano ancora nel fatto che le bombe pioveranno solo sulla testa di altri e non qua, “nel libero occidente”. Li volevamo informare che le lancette della storia girano veloce e che lo scenario che abbiamo davanti non risparmierà nessuno: è finito il tempo in cui l’esercito di professionisti andava in “missione di pace”, ci si voltava dall’altra parte e poi si arraffava le briciole dei proventi di guerra al tavolo della concertazione.
Oggi in guerra verremo chiamati ad andarci tutti!
Visto che noi non vogliamo arruolarci nella loro guerra, ci mettiamo esattamente dalla parte opposta, quella della solidarietà a chi resiste.
Venerdì in Italia andranno a processo militanti palestinesi accusati della solidarietà e dell’appoggio che hanno portato alla causa del proprio popolo.
A L’Aquila ci sarà l’ultima udienza del processo ad Anan, Ali e Mansour che saranno accompagnati e sostenuti da un presidio con appuntamento alle ore 9.30 davanti al tribunale, mentre si terrà a Genova l’udienza del tribunale del riesame per Hannoun, Dawoud, Yaser, Khalil e gli altri arrestati dell’ABSPP.
A loro va la nostra solidarietà!

