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Sull’attacco al CPA dopo lo sfratto del Leoncavallo


Con questo testo rispondiamo in merito all’articolo di Scarcella apparso su La Nazione di qualche giorno fa.

Partiamo dal fondo, quando si dice che lo sfratto del Leoncavallo avrebbe riacceso i riflettori sul CPA Firenze Sud.
La scelta di “riaccendere” quei riflettori, puntati dall’angolo più reazionario della società, in realtà è una scelta della vulgata legalitaria propria di Fratelli d’Italia, della Lega e di Forza Italia ed evidentemente di chi ha scritto l’articolo.
Questa è un’esigenza di personaggi in cerca d’autore che guardano la storia solo dal piedistallo della retorica “legalitaria”.
Allora proviamo a volare un po’ più alto della polemichina sterile e delle allusioni prodotte in questo articolo.

La “legalità” corrisponde alla “giustizia”?
Senza fare troppi giri di parole, prendiamo a prestito proprio un passaggio dell’articolo, quando in modo sarcastico la giornalista scrive “le proteste evergreen con il sistema carcerario”.
La “legalità” del sistema carcerario produce morti, suicidi, isolamento, consumo di psicofarmaci, autolesionismo, se non vere e proprie spedizioni punitive all’interno di quelle mura.
Scarcella pensa davvero che il tema della lotta al carcere sia superato? Pensa davvero sia il caso di farci facili ironie?
Noi pensiamo che il sistema carcerario ci dica invece quanto la “legalità” sia qualcosa di lontanissimo dalla “giustizia”.

Andiamo avanti passando al tema delle bollette, uno dei temi più pretestuosi che da sempre ci viene scaricato addosso.
Non sappiamo bene in che dimensione viva chi scrive. Noi viviamo in quella dimensione in cui, quando si parla delle bollette, si deve necessariamente pensare a quanto siano rincarate. A quanto il costo dell’energia abbia fatto lievitare anche i costi del carrello della spesa. Poniamo per assurdo che noi non pagassimo le bollette. È questo che fa la differenza a decine di migliaia di lavoratori sul territorio fiorentino?
Tra l’altro neanche staremmo sottraendo soldi alla collettività, ma semmai sarebbe un mancato guadagno per una Spa.
Se poi parliamo di acqua, ci pare incredibile che gli amanti della “legalità” si siano già dimenticati del tradimento del voto referendario del 2011.
Per questo sistema è pienamente legittima la speculazione finanziaria sull’energia e i beni di prima necessità che fa volare i guadagni delle multinazionali, ma i costi di quei profitti li dobbiamo pagare noi con l’aumento dei prezzi.
Così funziona per il sistema della “legalità”. La possiamo chiamare anche “giustizia”?

Intanto nella nostra città, in modo del tutto “legale”, sono state lanciate vere e proprie crociate per il “decoro urbano”. Con quale fine? Trasformare Firenze in un turistificio. Proprio così il prezzo al consumo di un caffè o di una bottiglietta d’acqua sono ormai un furto in certe delle zone della città.
Mettersi a sedere ad un qualsiasi tavolo per mangiare un boccone è un salasso perché i prezzi sono livellati sulle possibilità di chi viene qua “per vedere le bellezze di Firenze” e non sul portafogli di chi “vive tra le bellezze di Firenze”.
Per non parlare del costo degli affitti tenuti alti dalle svendite immobiliari a fondi, banche e assicurazioni.
Tutto ciò neanche produce redistribuzione perché il circo turistico e dei grandi eventi si regge sul lavoro nero, intermittente e ipersfruttato.
Magari la stessa Scarcella potrebbe aprire gli occhi rispetto al suo stesso settore. Nonostante la pioggia di fondi pubblici, quanto viene pagata una giornalista per un pezzo o una fotografia?
Si chiama “legalità”. Possiamo definirla anche “giustizia”?

Insomma, fin da piccoli ci viene insegnato che dovremmo imparare a scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in base ad un codice etico e una scala di valori.
Poi, quando diventiamo grandi, ci dicono che il giusto e lo sbagliato stanno scritti nel codice penale.
Dovremmo quindi pensare che il fascismo avesse ragione a reprimere ogni forma di dissenso perché quello era il sistema della “legalità” durante il ventennio.

Qualcuno potrebbe obiettare che però oggi siamo in democrazia. Certo, e che culo!
Questo qualcuno si è accorto che il codice penale è sempre lo stesso con l’aggiunta di altri reati e inasprimenti di pene?
Chissà se Scarcella ci ha mai pensato mentre scrivendo i suoi articoli rilascia patentini di “legalità”.

Oltre che con la logica e il buonsenso, la Scarcella però fa a cazzotti anche con la storia della CPA sostenendo che nel giorno dell’occupazione la ex Don Facibeni fosse in stato di abbandono solo “a nostro dire”.
La storia dice che la ripulimmo dalle siringhe a testimonianza di quanto fosse vissuta. Così come abbiamo ripulito dalle siringhe e dagli “imboschi” la palestra occupata molti anni dopo. Infatti quella, nel 2001, era ancora attiva e così rimase finché non fu chiusa dal “Salva Italia” di Monti, che avrebbe voluto svendere il patrimonio pubblico per risanare il debito.
La “legalità” chiuse uno spazio attivo dove si faceva sport e attività fisica per cercare di farvi una speculazione.
Noi, occupandola, l’abbiamo riaperta e destinata allo stesso utilizzo.
Ora infatti vi si svolgono le attività che la stessa Scarcella ha elencato nel suo articolo.
È “illegale”, ma è “giusto”!

Poi, al CPA Firenze Sud si svolgono altre numerose attività che vanno ben oltre l’elenco fatto dalla Scarcella che, senza neanche muoversi dall’ufficio, ha guardato in modo superficiale il nostro sito.
Oltre alla ceramica c’è la ciclofficina, la camera oscura, la sala prove, il cinema, il teatro, la sala mensa e la sala concerti. Non è che il CPA sia diventato “vintage”. Il CPA è sempre stato così.
Tutte le attività del CPA sono autofinanziate e autogestite. Nessuno paga per parteciparvi, nessuno guadagna per realizzarle.
Al CPA si paga soltanto al bar (2€ per una birra), all’ingresso della sala concerti (3€ per la musica dal vivo) e a cena (5€ per primo, contorno, secondo, vino e acqua).
I prezzi sono bloccati praticamente da sempre.
Ciò rende indubbiamente più difficile fare fronte alle spese di gestione dello spazio e delle attività, tra cui il pagamento delle stesse bollette, ma visti i salari bassi e l’aumento del costo della vita, la scelta è quella di fare in modo che il CPA rimanga accessibile anche per tutti coloro che faticano ad arrivare a fine mese.

Ora però arriverà la Scarcella di turno per farci notare che al CPA non paghiamo le tasse. “Che roba, contessa”! Basta scavare sotto l’apparenza per capire che invece non è proprio così.
Al CPA non facciamo autoreddito. Lavoriamo e studiamo come una qualsiasi altra persona che lei definirebbe “normale”. Ecco che allora il CPA è uno strumento per riappropriarci di una parte del salario indiretto, cioè di quelle tasse che noi paghiamo in busta paga e che vengono usate per finanziare l’industria bellica anziché attività culturali e ricreative per il tempo libero.
Quanta “illegalità”! Non è però portare un po’ di “giustizia”? Niente di rivoluzionario, ma almeno noi socializziamo ciò che abbiamo a differenza di chi lo privatizza e lo mette a profitto.

Poi c’è un’altra parte di salario indiretto su cui avanziamo rivendicazioni, cioè la spesa sociale che dovrebbe andare a finanziare la scuola, la sanità, i trasporti, calmierare gli affitti e contenere il carovita.
Per provare a riprendersi anche questa parte di salario noi non conosciamo altra strada che quella della lotta. Quale altra strada altrimenti, quando il sistema dei partiti e dell’alternanza di governo ha dimostrato che chi vince le elezioni fa l’esatto contrario di ciò che aveva promesso quando era all’opposizione?
Siamo oppure no davanti a un furto legalizzato del nostro salario? Quindi “legalità” o “giustizia”?

Ecco che allora il CPA è anche uno strumento deve organizzarsi, confrontarsi per comprendere cosa accade nel mondo che viviamo, ma soprattutto per provare a cambiarlo radicalmente, perché un giorno la “legalità” corrisponda perfettamente alla “giustizia”.
Allora poi non ci sarà neanche più bisogno di occupare uno spazio perché non ci sarà più niente da restituire alla collettività.
Proprio per questo oggi scendiamo in piazza per la Resistenza Palestinese, contro la guerra, il riarmo e la NATO portandovi la bandiera partigiana della Brigata Sinigaglia.
La Scarcella invece in che piazze sta?

Ultima cosa. Al CPA sventolano le bandiere rosse, quella cubana o venezuelana, quella corsa o bretone, quella sarda o quella palestinese. Vi sventola anche quella della Repubblica Socialista della Federazione Jugoslavia perché rappresenta la storia dei popoli che in quella terra hanno lottato contro l’imperialismo e il fascismo, tanto che ci sono voluti i bombardamenti della NATO su Belgrado per cercare di cancellarla, a proposito di “legalità” e “diritto internazionale”.

Noi preferiamo ricordare e ricordare tutto, perché la storia ci sta riportando ancora una volta nel baratro della guerra.
Scarcella e La Nazione preferiscono invece l’oblio e il sonno della ragione?