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Sullo sfratto del Leoncavallo SPA

Come CPA Firenze Sud sentiamo l’esigenza di entrare nel merito riguardo ad alcune questioni per noi dirimenti anche nell’oggi a partire dallo sfratto del Leoncavallo.
Il Leoncavallo è stato l’emblema delle occupazioni fino ad una certa fase della sua storia. Da un certo punto in poi è stato invece l’emblema della normalizzazione, quel processo che si basa sulla scelta di intraprendere un percorso di “legalizzazione”.
Capiamo bene che, nel momento in cui un’esperienza politica fa questa scelta, rafforza il piano inclinato della “legalità”, cioè il terreno su cui la controparte fa leva per soffocare ogni esperienza di lotta.

Il concetto di “legalità” è in continua ridefinizione e rispecchia i rapporti di forza che, non come singola esperienza, ma collettivamente, riusciamo a mettere in campo. Quando si accetta di mettere i piedi su quel terreno, si entra quindi in un percorso potenzialmente senza fine.
Il processo di normalizzazione ti chiede indietro pezzi della tua storia di lotta. L’intenzione è quella di svuotarti e trasformarti: se oggi qualcuno può dire che “la stagione delle occupazioni è finita” è anche in virtù delle scelte che molte occupazioni hanno fatto a partire dalla fine degli anni ’90.
Stiamo quindi parlando di un processo che si è riprodotto nell’arco di 30 anni di storia e che sarebbe un errore continuare a sottovalutare e leggere nella contingenza.

Nel ’98, con la Carta di Milano, fu teorizzata l’uscita dalla cosiddetta spirale “conflitto-repressione-lotta alla repressione” attraverso la “legalizzazione” dei centri sociali.
Questi, eludendo l’azione repressiva, avrebbero potuto accedere a bandi e fondi pubblici per dar vita a progetti di autoimprenditorialità. L’obiettivo sarebbe stato quello di allargare “la sfera dei diritti” misurandosi sul terreno del mercato creando un “diritto” altro rispetto a quello neoliberista.
Per chi avesse voglia, è possibile leggere il testo integrale della Carta di Milano a questo link.
Peccato che il mercato non sia un luogo neutro dove si scontrano valori etici e morali, ma lo spazio in cui il capitale fa valere gli interessi del profitto.
Peccato che con tutta evidenza neanche la repressione venga meno.
Lo sfratto del Leoncavallo dimostra una volta di più che queste scelte non sono salvifiche neanche per chi le intraprende in prima persona.

Nonostante queste differenze, che nella storia delle occupazioni hanno segnato una rottura, non siamo certo indifferenti all’operazione di polizia che ha messo i sigilli allo spazio del Leoncavallo.
Non lo siamo perché questo sfratto agisce su un piano di massa proprio per colpire ogni esperienza, senza distinzione di sorta.
Non siamo indifferenti rispetto al fatto che ciò sia avvenuto su mandato del potere centrale scavalcando ogni livello ed equilibrio territoriale.
Non siamo indifferenti perché come CPA Firenze Sud siamo in occupazioni da 36 anni.

Se però, ancora una volta, questo dibattito rimarrà sotto traccia, c’è un altro rischio.
Avendo colpito laddove esiste già un’alternativa designata dal Comune, lo sfratto potrà risolversi ed esser ricondotto ad un immenso “si può fare”.
La destra potrà dire di aver messo fine all’esperienza illegale dell’occupazione e il PD di aver trovato una soluzione che rispettasse la legalità stessa.
Il problema è che quel “si può fare”, se assunto nuovamente a modello per altri, potrebbe diventare ben presto un “si deve fare, oppure…”
Non staremo qui a segnalare tutte le evidenze che dicono quanto la storia del Leoncavallo racconti in modo quasi sovrapponibile di metodi, schemi, proposte e percorsi usati ancora oggi, anche nella nostra Firenze.
Nel momento in cui un’esperienza di lotta accetta il percorso della normalizzazione, essa non sceglie solo per sé e per la propria storia, ma per tutti. E così facendo segna, più o meno consapevolmente, lo spartiacque tra “buoni e cattivi”, “dialoganti e estremisti”. Etichette che la controparte userà oggi contro i secondi e domani – di nuovo – contro i primi.
Noi riteniamo questo dibattito sempre più urgente, non solo rispetto allo sfratto del Leoncavallo, ma su un piano più generale.
Riteniamo sia necessario trasmettere alle nuove generazioni il portato di questo pezzo di storia.
Abbiamo provato a proporlo più volte anche sul nostro territorio, ma c’è chi preferisce fare orecchie da mercante.

Non abbiamo remore ad esprimere la solidarietà nei confronti di una realtà colpita da un’azione repressiva.
Ci chiediamo però che senso abbia questa solidarietà davanti al fatto che scelte soggettive e particolari potrebbero far da complemento negli attacchi contro esperienze come la nostra.

Lo sfratto del Leoncavallo e la solidarietà che si sta manifestando contro quest’infame operazione di polizia, potrà allora rimettere in moto questo dibattito?
La solidarietà convergerà unicamente nel rafforzare la singola vertenza per l’assegnazione di nuovo spazio oppure ammetterà la necessità della rottura intorno alla retorica della “legalità”?
Perché purtroppo anche in questo caso “legalità” e “giustizia” marciano in direzione opposta.

A partire da questo ragionamento nelle prossime ore articoleremo una risposta all’attacco che oggi arriva al CPA Firenze Sud dalle pagine de La Nazione.