Solidarietà

Parliamo di due fatti che possono sembrare distanti per via delle aree politiche di riferimento, ma che dobbiamo considerare vicini, perché si parla sempre di emergenzialità, repressione, restringimento degli spazi di agibilità politica e solidarietà.
La solidarietà prescinde dalla vicinanza o meno dalle posizioni, dall’area politica di appartenenza o dalle pratiche messe in atto.
Partiamo dalla perquisizione della camera d’albergo dove stava alloggiando Ilaria Salis.
La Questura di Roma ha giustificato l’iniziativa come “atto dovuto” in virtù di una segnalazione proveniente da un paese estero.
Rimane il fatto che durante la perquisizione alla Salis sono state rivolte domande relative alla sua partecipazione alla manifestazione “no Kings” e sull’eventuale possesso di materiale atto ad offendere.
Queste domande facevano presagire la possibilità di un fermo preventivo che poi non ha preso corpo per l’esito negativo della perquisizione. Questa è stata un’operazione di arbitrarietà da parte della polizia, una provocazione deliberata, un atto di intimidazione a poche ore dal corteo nazionale di Roma di sabato scorso.
Il fermo preventivo invece è stato davvero utilizzato, sempre a Roma, a poche ore di distanza, nei confronti di 91 anarchici che si erano dati appuntamento per portare un fiore in memoria di Sara e Sandro, morti nell’esplosione del casolare dove vivevano nel parco degli Acquedotti.
Sottolineamo che quella che oggi è solo un’ipotesi avanzata dagli inquirenti, per i giornali è già una certezza. Così si alimenta la “classica pista anarchica”, buona in tutte le stagioni per soffiare sul fuoco delle paure e giustificare i provvedimenti più autoritari, in questo caso per mettere in pratica il fermo preventivo e legittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica.
Così, anche deporre un mazzo di fiori per due compagni morti, diventa il pretesto per vietare e militarizzare un’intera area della città con un dispiegamento immane di polizia: forze dell’ordine a cavallo in antisommossa, schiere di celere e pullman già pronti per stiparci i compagni.
È così che 91 compagni anarchici sono stati perquisiti, messi in fila indiana, fatti salire sui pullman e scortati in Questura tra volanti e camionette a favor di telecamere.
“Socialmente pericolosi” si dirà.
Non ci sono stati neanche scontri ma poco importa: sono anarchici e questo bastava.
Qui entra in gioco proprio l’utilizzo delle etichette per cui “l’illegalità” non corrisponde a ciò che fai, ma a chi sei e cosa rappresenti. Se, a prescindere dalla condotta, sei “amico” o “nemico”.
Ora, senza voler cadere nella logica degli opposti estremismi, ma solo per rendere l’idea: pensiamo al dispiegamento di forze che lo Stato mette in campo, stavolta però non per impedire, ma per tutelare i saluti romani di Acca Larentia, a Sergio Ramelli, oppure a Mussolini a Dongo.
Questi sono fatti gravi e non riguardano solo chi è stato coinvolto in prima persona o le loro aree di riferimento, riguardano tutte e tutti.
Sono episodi che si ritrovano in una logica di fondo: la tendenza allo Stato di Polizia, la forma di organizzazione statale in cui il potere esecutivo esercita un controllo esteso e discrezionale sulla società, con limitazione delle libertà individuali e collettive, possibile attraverso il depotenziamento dei controlli giurisdizionali e della separazione dei poteri.
Non sono eccezioni. Lo Stato di guerra accelererà questo processo.
Non abbassiamo la guardia, non abbassiamo la testa!
Solidarietà a tutti e tutte!