Solidarietà a chi lotta contro lo stato di guerra, l’arruolamento e il carovita

Lo Stato si ridefinisce in funzione della guerra e per questo si configura formalmente come “penale”.
Non cade più neanche una briciola dal tavolo dei padroni per addolcire la pillola: le contraddizioni sociali, che in altri momenti potevano essere governate con forme di compensazione sociale, nel momento in cui ogni risorsa deve essere privatizzata mettendola a profitto sul mercato finanziario e nel comparto militare, non possono che scontrarsi con un livello repressivo sempre più alto.
Per questo alle piazze e agli scioperi il governo risponde con i pacchetti sicurezza anziché con misure che vadano a calmierare la crescita dei prezzi e l’impoverimento dei salari.
Se mai ve ne fosse stato bisogno, la bozza della manovra finanziaria conferma proprio questa tendenza.
A conferma ulteriore ci sono poi anche i manganelli, il tintinnio delle manette e i processi.
Solo a Firenze abbiamo assistito alla notifica di indagini in corso per lo sciopero del 22 Settembre scorso, quello del blocco davanti al casello dell’A1 di Calenzano, per l’entrata alla stazione di Santa Maria Novella del 2 Ottobre, per il blocco dei binari alle Cure durante lo sciopero del 3 Ottobre e, ultima in ordine di tempo, la notifica delle denunce per l’azione all’aereoporto di Peretola durante il corteo a sostegno di GKN del 18 Ottobre.
Nel frattempo però abbiamo visto un atteggiamento sempre più pressante nei confronti delle scuole dove le forze di polizia in alcuni casi sono intervenute in modo pesante per sgomberare le occupazioni: il caso più grave è quello denunciato dagli studenti e dalle studentesse dell’Agrario.
Abbiamo poi visto uomini in divisi presentarsi alla conferenza stampa del Sudd Cobas in Palazzo Vecchio, divieti imposti a manifestazioni e militarizzazione del centro storico.
Ogni settimana, dopo i cortei che ormai ogni sabato attraversano le città italiane, abbiamo assistito al proliferare di perquisizioni “alla ricerca di armi e esplosivi” – che consentono l’esecuzione senza mandato del magistrato – per colpire soprattutto ragazzi minorenni.
Ci sono poi le denunce per il blocco della tramvia dopo il corteo a cui fu impedito l’ingresso in via Tornabuoni da ponte Santa Trinita, le multe per le cosiddette “manifestazioni non autorizzare” come per le manifestazioni in piazza Tanucci e contro il Partito dei CARC, gli arresti domiciliari per un compagno in relazione al corteo per lo sgombero di Askatasuna.
Infine controlli, fermi e riconoscimenti continui.
A tutte e tutti loro va la nostra solidarietà.
Questo è il terreno del disciplinamento che lo Stato persegue in dialettica con l’arruolamento alla guerra: per cooptare i lavoratori nella produzione e nel trasporti di armi, per “educare” gli studenti alla guerra facendo salire in cattedra i militari, per abituare la popolazione alla presenza dell’esercito in strada, per convincere i giovani che un domani sarà necessario partire per il fronte.
L’adesione allo sciopero, le piazze del 30 Ottobre e quelle che le hanno precedute, dimostrano che però a livello popolare è in atto il processo opposto: una presa di coscienza contro lo Stato di guerra e le politiche di austerità che la guerra impone a partire dall’aumento generalizzato dei prezzi.
Questo è un processo che va alimentato e va sostenuto: avrà i suoi momenti di picco e le sue fasi di stanca, ma abbiamo il dovere di dargli continuità.
Già sono programma altre piazze e nuovi appuntamenti.
Sabato 7 Novembre a partire dalle ore 10.00 saremo presenti a Coverciano per sostenere gli abitanti del quartiere che contestano l’apertura della nuova sede di Futuro Nazionale.
Allo stesso modo riteniamo fondamentale lo sciopero internazionale dei giovani del 20 Novembre che in Italia sarà anche sciopero generale.
Questi saranno momenti che dovranno necessariamente essere attraversati dalle parole d’ordine che tengono insieme il tema della guerra e della repressione, della solidarietà e della lotta.
Solidarietà a chi lotta contro lo Stato di guerra, l’arruolamento e il carovita!