Guerra sul fronte del porto: 3 licenziamenti politici a Salerno

Siamo ormai all’interno della Terza guerra mondiale. I fronti di questa guerra sono piuttosto chiari: America Latina, Sahel, Europa orientale, Asia occidentale, Pacifico.
Il livello di intensità dello scontro e le forme che esso assume variano da fronte a fronte. Questi fronti sono la manifestazione complessiva di una resa dei conti che dovrà sancire cosa rimarrà o meno dell’egemonia USA e del dollaro a livello globale.

Anche se i fronti sono geograficamente lontani tra loro, sono chiaramente legati e ognuno di essi incide sull’altro per varie ragioni.
Una di queste è lo spostamento di mezzi, risorse e approvvigionamenti verso i fronti di guerra, e, quindi, l’importanza delle retrovie per la conduzione di questa guerra.
Questa realtà avvicina i fronti di guerra al nostro territorio, poiché – oltre alla produzione militare e agli altri interessi economici legati alla guerra – l’Italia funge da vero e proprio hub militare per la logistica di guerra.

Il sistema della guerra richiede, pertanto, la pacificazione all’interno dei confini nazionali.
Lo fa attraverso la cooptazione economica verso una fascia sempre più ristretta di lavoratori.
Lo fa attraverso la propaganda nazionalista e la logica corporativa.
Dove non arriva con la paura, si presenta col bastone: ecco che arrivano denunce, processi, sgomberi, multe o licenziamenti politici.

Nello specifico, i lavoratori del porto di Salerno sono stati colpiti proprio da licenziamenti politici: Ciccio, Giuseppe e Salvatore – portuali iscritti al Si Cobas – sono stati licenziati per il loro protagonismo nelle lotte e negli scioperi per la sicurezza, contro il traffico di armi e il genocidio in Palestina.

A loro va la nostra solidarietà, in quanto fanno parte della lotta più ampia che stiamo portando avanti oggi per liberarci dall’economia di guerra e per rompere le logiche della repressione e del sistema di diseguaglianze prodotto dal capitalismo.