Gli eroi della F

Gli eroi della fiorentinità sono scesi in strada a dar manforte alla polizia di stato, per difendere i negozi della moda e dei grandi marchi. Sono i punti vendita delle multinazionali che sfruttano il lavoro e le popolazioni di mezzo mondo, compresi gli italiani.
Sono i marchi che il centro di Firenze l’hanno occupato davvero e da tempo, cacciando fuori chi ci viveva e chi ci lavorava, compreso tanti artigiani e tante botteghe storiche fiorentine. Un bel lavoro davvero!
Che dire poi della difesa delle catene dei fast food, Mc Donald in testa, che hanno sostituito la trippa alla fiorentina e la ribollita, col cheeseburger e patite fritte?
In questo caso, i novelli paladini di Firenze, non si indignano?

Certo che no. Strumentalizzano il “Di Firenze vanto e gloria”, che avrebbero dovuto lasciar fuori da questa storia, rivelandosi ancora una volta per quel che sono: servi fedeli del padrone che li comanda.
Chissà se lorsignori conoscono la storia dei Ciompi. Gli operai delle periferie che si organizzarono in gran segreto per arrivare in centro facendo tremare il potere costituito. Quelli che lavoravano con un salario da fame per arricchire la città ma ne vivevano ai margini, non erano degni di essere considerati cittadini perché brutti, sporchi, storti e stranieri.
I padroni della città scapparono con il loro oro verso le case di campagna.
Le corporazioni delle arti, che fino al giorno prima avevano guardato con sospetto i nobili, per ristabilire il proprio privilegio alla fine ristabilirono anche quello dei nobili.

Ecco chi sono quelli che ieri si sono posizionati dietro i cordoni della polizia gonfiando il petto e facendosi qualche video da dare in pasto ai social.
Come allora preferiscono vedere come nemico “lo straniero” anziché chi svende Firenze e chi la compra a pezzi togliendole l’anima.
Ieri si sono schierati dietro la polizia in assetto antisommossa rompendo ogni codice popolare.
Rispondendo alle sirene del nuovo decreto sicurezza, hanno assunto la postura degli sceriffi dimenticandosi in un attimo quanto pagano la benzina alla pompa.
Meno male che quando le piazze si riempivano per la Palestina il problema era che “non si occupavano dei problemi degli italiani”.

Oggi che le piazze si riempiono per il carovita e parlano in modo diretto delle condizioni di vita di milioni di italiani e migliaia di fiorentini, il loro problema sono “gli stranieri”, in particolare le seconde generazioni.
Per questo si sono schierati ancora dalla parte sbagliata della storia.
Si sono schierati con i manganellatori, con le multinazionali, con chi sfratta le famiglie in difficoltà economica, con chi trova soldi per la guerra togliendoli a scuole e sanità.
Si sono schierati contro chi grida che si vede rubare il futuro, che è stanco di aspettare e allora “blocca” questo presente.

Chi oggi prova a dichiararsi paladino della fiorentinità si presta al gioco del dividi et impera, un giochetto vecchio tanto quanto la storia di Roma.
Il loro ruolo è quello di scatenare una guerra tra poveri in cui gli unici a ridere e sfregarsi le mani sono i padroni del presente e i predoni della città.
Adesso, dopo l’arresto di Youssef, hanno anche il loro capro espiatorio perfetto per avvalorare le loro false ricostruzioni, ma le piazze non lo lasceranno solo come non dovranno lasciare solo tutti i fermati e i denunciati.

Ciò che accomuna o divide, ciò che distingue gli amici dai nemici, non è ciò che mangiamo, il dio che preghiamo o il colore della nostra pelle: è invece la condizione di vita materiale quotidiana.
È il far parte della stragrande maggioranza che vive di lavoro, precariato e disoccupazione o dell’intima minoranza che vive sfruttando il nostro lavoro, la nostra miseria e la nostra morte in guerra.
Questi signori sono servi di questo sistema, non certo difensori di Firenze perché chi ama Firenze deve odiare la spocchia e la tracotanza di chi difende questo modello di città: un divertimentificio per lo struscio di gente ricca, a fronte di una periferia dove la gente stenta ad arrivare a fine mese.

Il 30 Ottobre c’è sciopero generale. Ogni fiorentino scelga da che parte stare, ma è arrivata l’ora di scegliere, di esserci, di parteggiare: in una parola, di esser Partigiani!