Con Cuba socialista!

“Maduro si è creduto più intelligente del Presidente Trump. Quindi ora mi rivolgo a Raúl, a suo cugino, figlio e nipote. Guardate attentamente cosa è successo a Maduro. È ora che ve ne andiate, perché c’è uno nuovo sceriffo in città e questo sceriffo è Donald Trump: può ed è disposto a fare ciò che dieci presidenti prima di lui, democratici e repubblicani, non hanno osato fare”.
Queste le parole di Maria Salazar, deputata repubblicana, rilasciate in conferenza stampa.
La crisi di egemonia del dollaro e di tutto il sistema che a esso è legato spinge alla guerra.
Mentre Stati Uniti e Israele stanno per lanciare un nuovo attacco contro l’Iran, l’amministrazione USA prepara anche la guerra contro Cuba: l’incriminazione di Raúl Castro è un chiaro segnale in questa direzione.
Chi ancora oggi pensa di potersi voltare dall’altra parte, come se la cosa non riguardasse le nostre stesse condizioni di vita, come se la solidarietà internazionale fosse un vezzo, evidentemente continua a non sentire il rumore delle catene che si porta appresso.
C’è un filo nero che lega tutto questo alle deportazioni dell’ICE, alla campagna per la remigrazione, gli arresti dei palestinesi – sia in Palestina che in Italia – e alle azioni di pirateria internazionale, dal sequestro di Maduro fino a quello della Global Sumud Flotilla in acque internazionali.
Laddove non è più possibile esercitare l’egemonia, la soluzione è il dominio, sia sul fronte esterno che su quello interno.
La crisi di Cuba – contrariamente a quanto ci vorrebbero far credere – non è il fallimento del modello socialista, ma è il prodotto del blocco imposto dagli USA. Lo stesso sistema che con intensità diversa, alle nostre latitudini, impone misure di austerità, privatizzazioni e impoverimento generalizzato per le classi popolari.
Ancora una volta però Cuba dimostra di avere molto da insegnare:
“Il popolo cubano ribadisce la sua incrollabile decisione di difendere la Patria e la sua Rivoluzione Socialista e, con la massima forza e fermezza, il suo sostegno incondizionato e immutabile al Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz, Leader della Rivoluzione cubana. Patria o Morte, Vinceremo.” (L’Avana, 20 maggio 2026)
Ancora una volta Cuba ci insegna quale sia la differenza tra nazionalismo e patriottismo.
Il nazionalismo è la trappola della classe dominante affinché i “poveri” combattano, contro i propri interessi, per mantenere i privilegi di pochi.
Il patriottismo è invece il modo per non tradire né la propria terra – liberandola dalla rapina del capitale – né chi lotta in altre parti del mondo per la stessa causa: la causa degli oppressi, da Cuba alla Palestina e fino ai nostri quartieri.
Per questi motivi lanciamo un appello a tutte le realtà del territorio affinché, alle ragioni dello sciopero del 29 Maggio – contro la guerra e il sionismo – si unisca il sostegno a Cuba contro l’aggressione USA.