Manifestazione regionale contro sionismo e guerra

Concentramento Piazza Bambine e Bambini di Beslan, Firenze

La Toscana sta diventando uno snodo sempre più centrale nell’Occidente che si muove verso la guerra.
Da Camp Darby e Coltano alla nuova pista dell’aeroporto a Firenze, dai porti di Livorno e Piombino alla base NATO di Firenze sud per finire con le innumerevoli opere legate a fondi israeliani e ucraini – come il parco agrofotovoltaico a Roccastrada in provincia di Grosseto e in Valdera in provincia di Pisa o il passaggio di proprietà delle acciaierie Lucchini – ad alto impatto sul nostro territorio.
La Regione Toscana assicura agibilità a tutti questi progetti, necessari alla guerra e portati avanti dagli attori del genocidio in Palestina: NATO, Usa e “Israele”.
Un attore importante in tutto questo è il console onorario di “Israele” Marco Carrai, personaggio che occupa il ruolo di collegamento fra la politica e gli investitori legati a “Israele”. Detiene infatti la posizione di presidente di Toscana Aeroporti SPA, consigliere nel CDA delle ex acciaierie Lucchini, fino a quest’anno è stato presidente della Fondazione Meyer, ha fondato la Cy4 che si occupa di cyber sicurezza, rappresentando di fatto gli interessi sionisti e guerrafondai in Toscana.

Mentre loro fanno affari e gonfiano i portafogli, noi paghiamo il conto: salari fermi al palo, prezzi in aumento, bollette alle stelle, leggi liberticide, scuole e ospedali in sofferenza, devastazione sociale e ambientale.

Tutto questo non è più tollerabile!
È necessario mobilitarci in tutta la Toscana per rompere la catena della guerra, per bloccare le infiltrazioni sioniste e togliere la maschera alla giunta regionale, sedicente pacifista e di “sinistra”, ma che in realtà è complice e attrice nella distruzione e nella militarizzazione del territorio.

Queste sono le ragioni del corteo regionale del 26 Settembre a Firenze per la difesa del nostro territorio da guerra, speculazione e sionismo.
Non è la prima, non sarà l’ultima, ma come ogni volta sarà necessario rispondere compattamente per opporsi ai venti di guerra che anche sul nostro territorio soffiano sempre più forte.