Il sette febbraio ancora una volta è risultato evidente che a Firenze non c'è posto né per i fascisti né per i razzisti. Da una parte cento militonti di Alleanza Nazzzionale a commemorare le foibe; cento contati, che solo le compiacenti agenzie di stampa
hanno spacciato per quattrocento ed oltre, a sfilare in fila per sembrare di
più, completamente blindati e separati dalla città.
Dall'altra
trenta rappresentanti della Lega nord (trenta secondo le stime più generose) con il razzista Borghezio chiusi e guardati a vista in Piazza Strozzi, completamente soli, ad inveire contro "arabi" ed "islamici" in nome di una Firenze molto presuntamente cristiana che si
sentirebbe minacciata dalla costruzione di una moschea.
Un doppio sbarco di marziani.
Nella stessa giornata la mobilitazione degli antifascisti ha portato
in piazza centinaia di compagni, la gran parte giovanissimi, per
isolare fascisti e razzisti e per negare loro ancora una volta l'agibilità
politica in città. Centinaia di compagni a dire che non si può
strumentalizzare la storia a proprio uso e consumo, a ricordare il perché vero delle foibe, a ribadire che equiparare repubblichini e partigiani è un'oscenità. Ed a fianco delle comunità arabe ed islamiche, i cui appartenenti si trovano a tentare di sopravvivere decentemente sotto un attacco mediatico e politico che dura, incessante, da anni.
Gli antifascisti e gli antirazzisti hanno percorso le vie della città ed il loro passaggio in via Cavour davanti alla prefettura, dove era in corso un'altra manifestazione contro il governo Berlusconi, è stato salutato dagli applausi dei presenti; fino alle soglie di piazza Strozzi abbiamo ribadito l'estraneità di fascisti e razzisti alla città di Firenze.
Nonostante la gran pubblicità il corteo di Alleanza Nazionale, praticamente l'unica
iniziativa del genere organizzata in un anno, ha visto una partecipazione ancora più bassa del solito nonostante la precettazione di tutta l'estrema destra fiorentina (inclusa una ventina di
neonazisti noti e ben riconoscibili), a dimostrare ancora una volta come, nonostante i bagnetti nell'acqua di Fiuggi e il gran sgranocchiare di mazzot, Alleanza Nazionale non schifi affatto l'estremismo nero. Se qualcuno ancora fosse a chiedersi come mai eravamo in piazza, dovrebbe iniziare a leggere le connessioni, le ambiguità e la vicinanza che la destra istituzionale intreccia con la destra estrema nel tentativo di cavalcare le insicurezze sociali, la crisi, le paure indotte. E se qualcuno ancora fosse a chiedersi come mai a Firenze non ci sono sedi della "Destra" ed i fascisti facciano la vita fognaria cui erano sanamente abituati in tempi meno ebeti di quelli presenti, ha avuto una risposta concreta: a Firenze
l'Antifascismo vive. Vive nelle lotte, vive nei territori, nelle
scuole, non è la vuota retorica cui purtroppo ci hanno abituato le
istituzioni ma pratica quotidiana, in un periodo in cui se ne sente
davvero il bisogno.
-...Oh, ma che bandiera hai portato?!
- E' una bandiera kirghisa.
- E che sta a significare...?
- L'avevo in giro per casa... Ho pensato che è' rossa, e che dentro c'è un disegno giallo, no? Quelli di A.N. di là dal ponte sanno una sega loro; capacissimi di pensare che il Kirghizistan sia roba da mangiare. Come vedono rosso non capiscono più nulla, sicché tanto vale prenderli un po' in giro!
L'obiettivo di far innervosire il senatore Achille Totaro è stato pienamente raggiunto: dall'alto dei moltimila euro che incassa tutti i mesi, sostanzialmente in cambio di passeggiatine come quella del sette febbraio, dimentica la
gravitas senatoria e avanti alla propria claque di ebefrenici ciancia di "difendersi da solo" da "pezzenti, vecchi e puzzolenti". Oddìo, abbiamo tutti l'orribile abitudine di
lavorare, e di farlo a cifre incommensurabilmente più basse rispetto a quelle incamerate da un senatore, perché la nostra coscienza
sociale, la nostra coscienza
politica o, ancor più spesso, la nostra coscienza
e basta ci impediscono di prendere scorciatoie totariane per ovviare al problema di mangiare du' volte al giorno, sicché pretendere che a fine giornata si sia tutti freschi come rose è effettivamente poco realista.
Nella foga comiziera, il Totaro ha pigiato anche su un vecchissimo tasto: "Cacceremo fuori da Palazzo Vecchio chi paga le bollette ai centri sociali!".
E qui va fatto un discorsetto serio, troppo a lungo rimandato, risparmiando la considerazione ironica e facile secondo la quale sono proprio le bollette dei centri sociali, come tutti sanno, a mandare in rovina le pubbliche amministrazioni.
Il Senato della Repubblica mette a disposizione degli eletti dal popolo il meglio che la tecnologia contemporanea può garantire quanto a strumenti informatici e di comunicazione. Il fatto che ad un senatore della Repubblica sia sfuggito un
documento in cui fior di ingegneri attestano che
il Comune di Firenze non paga una lira per le
utenze del CPAFiSud, un documento prodotto non oggi, ma 3 (tre) anni e 2 (due) legislature fa in risposta a precisa interrogazione di un camerata di Totaro stesso, non trova dunque giustificazione diversa da una pratica politica che ha nella malafede e nel pornografico servilismo dei mass media i propri unici strumenti.