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 ...I tam pravijo o fojbah! (...E poi dicono delle foibe!)

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Da qualche anno in qua un decreto sovrano ha istituito per l'inizio di febbraio una "giornata del ricordo" per i "martiri delle foibe". Un "ricordo" tutto a senso unico, che postula la gratuita crudeltŕ dei "martirizzatori" spazzando sotto il tappeto qualche annetto di storia non troppo presentabile, in una giornata che per lo piů trascorre liscia nel chissenefrega generale.
La maggior parte dei caldeggiatori di queste revisioni storiche alligna in una parte politica ben precisa, i cui poltronieri hanno saputo mettere in piedi un'operazione politica e mediatica che, spesso accompagnata da un sionismo di complemento da esibire all'occasione con toni altrettanto roboanti, altrettanto incompetenti, altrettanto in malafede, da troppo tempo sta evitando loro la ripresa di un sano e costruttivo rapporto con l'ufficio circoscrizionale per l'impiego.
Purtroppo per certa gente al CPAFiSud c'č anche chi da anni ed anni ha distrutto a calci tutti gli apparati televisivi di casa, e che di conseguenza, invece di farsi raccontare la storia contemporanea da qualche sceneggiatino a base di fascistibuoni, ha il piacere di ricostruirla grazie ad arnesi pericolosissimi: i libri.
Non tutti sanno che sono fatti per leggerli, invece che per bruciarli come facevano i fieri alleaten che non si vollero tradire.
Questo post č nato una serataccia di gennaio, dopo una ricerca neanche tanto lunga nei quattordicimila volumi a casa di Riccardo Venturi...

I ragazzotti nella fotografia, che sembra facciano parte di "Azione Giovani" di Piacenza, dicono di non "scordare"; ci sarebbe da chiedersi che cosa vogliano ricordare, dato che si tratta in generale di diciotto-ventenni tutti bellini che, probabilmente, non si ricordano nemmeno se hanno spento o meno la playstation e che proprio non vediamo a fare né i martiri" né gli "esuli", nemmeno da un'aiuola di un giardinetto pubblico. Vorremmo con questa cosa aiutarli a ricordare anche qualche altra cosuccia, che magari ignorano.
Ho in casa un discreto numero di libriccini, diciamo, piuttosto singolari. Tra di essi una rara “Grammatica teorico-pratica della lingua Slovena” ad opera del Dott. Prof. Bruno Guyon, edita da Hoepli nel 1916. Si tratta, invero, di un'opera di dimensioni ridotte, ma assai ben fatta e completa; peccato che non sia stata ristampata neppure nei “Reprint degli antichi Manuali Hoepli”, che la casa editrice Cisalpino-La Goliardica ebbe a pubblicare negli anni '70 e '80. Come tutte le opere di tal genere, la “Grammatica teorico-pratica della lingua Slovena” del dott. Guyon contiene una sezione dedicata agli immancabili “Dialoghi comuni” ad uso de' turisti (anzi, come si diceva allora: de' viaggiatori); vi sono i soliti treni, i consueti alberghi, le scenette di “vita quotidiana” e tutto il resto. Quel che perň contraddistingue i “dialoghi comuni” di questo libriccino č il frangente storico in cui esso fu pubblicato: si era in piena Grande Guerra, e giŕ nella prefazione l'autore avverte senza remore che “lo studio della lingua Slovena si dimostrerŕ particolarmente utile, poi che i popoli sloveni sottomessi entreranno presto a far parte della storica grande Madre Patria latina” (Prefazione, pag. 8). Et voilŕ; in effetti, Caporetto si chiamava (e si chiama tuttora), in realtŕ, Kobarid, localitŕ slovena in cui la Grande Madre Patria latina ebbe qualche problemuccio. Ma quel che piů ci interessa č vedere, anzi toccare con mano, quali fossero i “dialoghi comuni” proposti dal dott. prof. Bruno Guyon nella sua utilissima grammatica, e che ci dicono molte, molte cose su quel che sarebbe poi accaduto e sui rapporti puramente linguistici tra italiani e sloveni. Siate preparati, specialmente se avete in mente analoghi dialoghi di opere contemporanee, tipo: “Mamma, ma che cazzo fanno quei signori e quelle signorine con gli scatoloni fuori dalla Lehman Brothers?” (Mom, tell me, what the heck are those gentlemen and young ladies doing with their boxes outside Lehman Brothers?”). La trascrizione dei dialoghi comuni parte da pagina 228 dell'opera originale; viene dato sia il testo italiano che la traduzione slovena.

“Quando gli esami saranno finiti, il locale delle scuole sarŕ libero per alloggiare le truppe”.
Kadar izpiti bojo zvršeni, šolski hram bo svoboden za nastanitev vojnikov.

“Non ti sembra una persona sospetta? Quello sloveno lŕ mi sembra una spia, un ladro, un omicida. Non č un contrabbandiere.”
Ne zdi se ti ona oseba sumljiva? Tista Slovenec tam zdi se mi da je vohun, da je tat, da krade; da je ubivalec. Nije kontrabantar.

“Non č possibile che costui abbia ucciso quella sentinella?”
Nije mogoče da je ubil ta onega stražarja?

“Noi lo dobbiamo fermare, interrogare, arrestare, ammanettare perché non fugga, condurlo in prigione. Hanno condannato l'accusato in contumacia alla fucilazione.”
Mi ga moramo ustaviti, izprašati, zapreti, vkleniti da ne uide, ga gnati v zapor. Obsodili so zatoženca iz kontumacije da ga vstrele.

“Dicono che il governo austriaco e certi preti, austriacanti fanatici, sono i protettori e aiutano questi vagabondi.”
Pravijo da austrijanska vlada i neki duhovniki, fanatični austrijanci, so pokrovitelji i podpirajo te potepuhe.

“Siete accusato di aver rubato un portafoglio, un orologio. Siete accusato di omicidio; che avete ucciso, che avete trafitto con un coltello, con un pugnale; che avete sparato stando in agguato col revolver, come gli assassini che assaltano il viandante stando in agguato.”
Obdolžen ste da ste ukral listnico, uro. Obdolžen ste umora; da ste ubil, da ste z nozem, s bodalom prebodel; da ste s mokresom streljal iz zasede, kakor razbojniki koji potnika napadejo iz zasede.


“I vostri compagni sono bestie vigliacche sanguinarie degni di essere impiccati. Non sono degni di stare sulla terra.”
Vaši tovariši so plaha zver krvoželjena i so vredni da bili obeseni. Niso vredni da ih zemlja nosi.

“Nella campagna, gli sloveni austriacanti hanno devastato tutti i prodotti e hanno rubato il bestiame. Hanno incendiato i casali, le capanne, i fienili e le vacche; e i buoi che erano attaccati alla greppia, cosě sono periti miseramente.”
Na polju so so austrijanci Slovenci pogonobili vse proizvode, i so pokrali zivino. So nažgali raztresene hiša, kolibe, bajte, senike; i krave i volovi koji so bili pripeti za jasla tako so poginili revno.

“Dobbiamo perquisirvi. Svestitevi, sbrigatevi, andiamo, avanti!”
Moramo vas preiskovati. Slecite se, požurite se, pojdimo, naprej!


“Voi siete accusato di avere disertato.”
Obdolžen ste da ste pobegnili.


“Il comunicato della sera dice che aeronauti italiani hanno attaccato la cittŕ di Lubiana, e che vi hanno gettato 50 bombe.”
Večernje oznanovanje pravi da taljanski vazduhoplavci so napadali mesto Ljubljano, i da so tam vrhli 50 bomb.




 





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