Esprimiamo la nostra totale solidarietà alla comunità curda e agli arrestati lo scorso 26 febbraio all'interno di una operazione che ha coinvolto le polizie di alcuni paesi europei, a loro come a tutto il loro popolo che è costretto a vivere in esilio a causa di una guerra scatenata dalla Turchia, con la scusa della lotta al terrorismo, contro la popolazione curda, che ha portato sino ad oggi alla distruzione di oltre 4500 villaggi ed all'esodo di circa cinque milioni di profughi.
All'alba di venerdì 26 febbraio con un blitz dei nuclei antiterrorismo denominato operazione «Dogum» (matrimonio) guidata dalla digos di Venezia, in molte città italiane ed europee sono state arrestate sei persone di cui due estradate in Francia, sono stati fermati e interrogati altri settanta militanti kurdi ed eseguita la notifica di espulsione per altre venti, il che si traduce nel trasferimento prima nei Cie e poi nelle mani degli aguzzini turchi. L'accusa è quella di aver organizzato campi di addestramento per futuri guerriglieri inquadrati nel PKK. E' superfluo dire che ne' armi ne' altri materiali simili sono stati recuperati.
Le modalità dell'operazione ricordano da vicino quella contro il DHKP-C le cui conseguenze nel nostro paese, ad oggi, sono rappresentate dal rischio di estradizione in Turchia del militante Avni Er detenuto nel CIE di Bari dopo anni di carcere Italia.
Carcere e Cie, due facce della stessa medaglia!
Un'operazione che trova la sua origine nella piena complicità dei governi europei con il regime fascista turco, prima con l'arresto di “Apo” Ocalan, poi con l'inserimento del PKK nella famosa “lista nera” delle organizzazioni ritenute “terroriste”.
Una decisione sconfessata dallo stesso tribunale della giustizia europeo che nell'aprile del 2008 aveva affermato che il PKK non può essere considerato “terrorista”, in quanto espressione del popolo curdo a cui è negata qualsiasi possibilità di affermarsi come tale, in un paese, come la Turchia, dove parlare la lingua curda vuol dire essere imprigionato.
A fianco delle comunità curde che sono scese in piazza sabato 27 Febbraio a Pisa, chiediamo la libertà per gli arrestati e il blocco delle espulsioni, rivendicando il pieno diritto alla Resistenza dei Popoli oppressi che lottano per una loro effettiva liberazione sociale e nazionale.
Per l'autodeterminazione dei popoli in lotta, rilanciamo la solidarietà perchè non sia questa il prossimo obiettivo.
AZADIYA