Il CPAFiSud ha caterve di nemici. Oh, c'è scritto sul giornale, praticamente tutti i giorni.
Può anche essere.
Poi succedono cose come quella riferitaci stasera, uno scambio di battute capitato appena due ore prima di cena.
Riccardo Venturi, autista di ambulanze.
Una sera di inizio marzo arriva una richiesta di routine: c'è da riportare a casa una paziente anziana, dopo cure di routine anche quelle, seguite ad un incidente di routine anche lui. Una caduta in casa.
Venturi Riccardo esce con l'autoambulanza di assegnazione, e si presenta all'ospedale. Saluti ed abbracci con metà del personale di servizio, tra portineria e paramedici.
La paziente è una suora piuttosto in là con gli anni, da riaccompagnare in un convento poco a sud di Firenze. Con lei c'è una consorella dal pesantisssssimo accento (anzi, azzénto) romagnolo, ottantaquattro anni ad occhio e croce, che chiede di sedersi accanto al posto di guida.
Figuriamoci se Riccardo non è d'accordo: - ...Certo madre, si accòmodi! -
- Grazie. Ho visto che léi conosséva un sacco di zénte là all'ospedale, eh?
- Eh sì, madre: conosco questo, quello e quest'altro, ché siamo tutti compagni.. Insomma: siamo tutti del CPA.
Immediatamente dopo, Riccardo pensa: "Ma cosa vado a raccontarle; cosa ne saprà mai una suora, del CPA..."
- Ah, sì! il CPA di via Vilamànnia! Lo conosco benissimo! Sono dei ragazzi bravissimi, hanno fatto un sacco di cose per
il quartiere... e vi dànno sémpre noia!
- Ma madre, noi...
E la suora, col gesto di chi tira corto e se lo può permettere, viste le ragioni che accampa: - Eh, Dio vede i giusti!