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 Di feriti e di sciacalli

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14 gennaio 2010. Un giovedì qualunque al CPAFiSud: aperitivo, sinfonie soliste per chitarra e fiasco, vellutata di lenticchie, bollito misto con tre bagnét e Covo strapieno per gli Unborned Tom Bino.
Insieme al nostro compagno ferito sabato notte, tornato veloce veloce tra noi alla faccia della scarogna e dei flash di agenzia che lo davano nientemeno che "in fin di vita". Anche il 2009, anno schifoso, ha imposto agli attivisti del CPAFiSud perdite terribili e dolorosissime. Questa volta abbiamo soltanto avuto un po' di quella fortuna che ogni individuo ha pure il diritto di aspettarsi.
E adesso si devono raccontare un po' di cose, perché la vicenda ha avuto uno strascico tanto atteso quanto estremamente spregevole messo in piena consapevolezza in atto dai soliti noti, che intendiamo qui indicare all'aperto disprezzo dei fiorentini e di tutti i lettori di cpafisud.org, che sappiamo benissimo essere un po' di più che ventiquattro.

Come tutti sanno il CPAFiSud svolge da più di venti anni una miriade di attività che coniugano la militanza attiva antagonista con l'inserimento fattivo nella realtà sociale del Quartiere 3 e dell'intera città. Tutto questo nonostante lo sgombero del 2001 che fece posto al solito ipercentro commerciale, privandolo di una struttura autocostruita in cui era ordinaria amministrazione tenere concerti che richiamavano migliaia di persone, ed in barba ad un'ostilità confezionata a tavolino da alcuni esponenti politici e da certa stampa. Un'ostilità che nonostante il denaro e l'impegno sperperativi non è mai riuscita a scalfire né il rapporto del CPAFiSud con la popolazione, né il suo costituire un soggetto politico di primaria importanza.
Il CPAFiSud opera da sempre nel solco della solidarietà di classe, senza per questo tirare in ballo i vuoti "valori" di cui tanto si sente cianciare in questi ultimi tempi. Una solidarietà di classe di cui possono far fede tutti coloro -si parla probabilmente di migliaia di persone- che trovandosi in mezzo a difficoltà di ogni genere al CPAFiSud hanno trovato una porta aperta di sera ed un pasto caldo. In una società in cui il rifiuto, la chiusura e la paura sono divenute regole, regole sulle quali campa una torma di politicanti che fascisti sono e fascisti rimangono per quanti nomi possano cambiare, al CPAFiSud sono in vigore l'accoglienza, l'apertura ed il coraggio. Al CPAFiSud non si ragiona e non si è ragionato mai in termini di sihurezza intesa come securitarismo d'accatto, quello che ha fatto la fortuna di tanta spazzatura politicante, ma di generosità e di soccorso.
L'antifascismo del CPAFiSud non si misura soltanto nella lotta contro il neofascismo "politico", ma anche e soprattutto nella lotta contro l'egoismo, contro il razzismo quotidiano, contro quel classismo bambinesco costruito sui consumi prima e ancora che sul reddito che, negli ultimi scellerati trent'anni, è diventato l'unico metro socialmente approvato per impostare i rapporti tra le persone.
Nella notte tra sabato e domenica 9/10 gennaio 2010 al CPAFiSud si è verificato un episodio terribile e mai capitato prima: un nostro compagno -e non uno qualunque, ma uno che il CPAFiSud lo ha fatto nascere e che per certi versi rappresenta parte della "memoria storica" del posto- è stato aggredito da una persona dal comportamento fortemente disturbato, che dal CPAFiSud era stata, come tutti, accolta e rifocillata. Una prassi normale che segue i criteri fondamentali della solidarietà militante e quotidiana.
L'aggressione si è svolta senza nessuna "causa scatenante" di qualsivoglia natura, com'è tipico di tutti gli episodi dello stesso genere. Ed è questo un fatto che la stampa cittadina stavolta si è stranamente premurata di riportare in modo obiettivo. Non vi è stata nessuna "rissa" e nessun "problema di ordine pubblico": "La Nazione" ha ovviamente strappato di bocca qualche cosa di simile al presidente del Quartiere 3, ma solo perché il fatto che il CPAFiSud possa figurare tra i danneggiati, per quella redazione abituata da decenni a linciarci ogni tre per due, deve essere qualcosa di inconcepibile.
Non c'è stato nessun "accoltellamento", come insistevano le voci delle prime ore, e nessun "confronto". Si è semplicemente verificato un episodio che poteva accadere ovunque, anche in mezzo di strada; a poche centinaia di metri da via Villamagna, nello scorso mese di maggio, un innocente pensionato è stato ucciso all'ingresso del suo fondo da uno statunitense vittima, con ogni evidenza, di un episodio maniacale. Il tutto, senza che nessuno ciarlasse di "ordine pubblico", che in questi anni schifosi di meschinità, di egoismo e di carogneria stupida e cattiva significa semplicemente "galera per tutti, e se ci crepate dentro peggio per voi". Si era in piena campagna elettorale e gli statunitensi sono intoccabili: non ci vuole molta immaginazione per pensare a cosa sarebbe successo se il protagonista della vicenda fosse stato senegalese, rumeno o munsurmàno.
In capo a qualche ora le redazioni più schierate con certo politicame si son comunque fatte un piacere di correggere il tutto: le prime news e le prime uscite dopo il fatto avevano tralasciato di dipingere il CPAFiSud come feccia da eliminare, e bisognava correre ai ripari.
La meschinità, l'egoismo e la carogneria stupida e cattiva cui accennavamo sopra hanno dunque trovato perfetta espressione nel comunicato stampa emesso dal consigliere Giovanni Donzelli e dai consiglieri di Quartiere Giovanni Gandolfo e Matteo Calì, esponenti di un partito di "governo". La pratica politica dei tre Pasticcioni della Libertà è cosa troppo nota per tornare ad insistervi; l'elemento nuovo è rappresentato dal fatto che in questo caso più che in altri hanno dato prova di una incompetenza, di una bassezza e di una abiezione che sono umane assai prima di essere politiche. Abbiamo concreto motivo di credere che da un simile modo di comportarsi abbiano da tempo preso le distanze persino dei loro vecchi camerati ancora dotati di un minimo di discernimento.
Questi tre hanno fatto della distruzione del CPAFiSud la ragione della loro vita, ed ogni occasione par loro buona per ripeterlo. La notte del 10 gennaio abbiamo assistito ad una scena da prima guerra mondiale, con la persona colpita portata in codice rosso al pronto soccorso: Giovanni Donzelli, Giovanni Gandolfo e Matteo Calì non hanno ritenuto opportuno spendere neanche una parola d'augurio per un cittadino aggredito. Un indizio come un altro della sostanziale e quotidiana disumanità di gente che si intenderebbe campare sull'utilizzo strumentale della disperazione e sulle tragedie altrui.




 





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